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Di poco precedente ad Apocalipse Now di Coppola, Il cacciatore rappresenta l'altro versante del disgelo del cinema americano rispetto allo scottante tema della guerra in Vietnam e fornisce gli elementi narrativi peculiari del Vietnam movie rispetto al war movie hollywoodiano classico. Ma non è ancora l'industria "ufficiale" delle majors a scendere in campo. Hollywood conferma la propria ritrosia ad affrontare temi politicamente scottanti (per un timore soprattutto economico, legato all'eventuale boicottaggio dei film) e scenderà in campo solo dopo il successo di questi due outsider e il conseguente "sdoganamento" del soggetto-Vietnam. Se la ripartizione tipica del film di guerra classico era l'addestramento, il battesimo del fuoco - perdita dell'innocenza, la rigenerazione attraverso la violenza (ripartizione ancora rinvenibile nel filo-governativo I berretti Verdi e nel caso atipico costituito da Full Metal Jacket di Kubrick), nel Vietnam movie si passa direttamente dalla "gioventu spensierata" all'inferno della guerra e da qui al desolato ritorno in patria, stranieri agli altri e a se stessi (il tema del vietnam veteran già al centro di alcuni b-movies violenti degli anni '60). Si aggiunga a questi il tema del recupero dei soldati missing in action e si può ricostruire l'impalcatura narrativa de Il Cacciatore, film-monstrum nella sua struttura originaria di oltre tre ore, ma soprattutto si può ricostruire tutto un genere addirittura abusato durante gli anni '80 con il risvegliarsi dell'"orgoglio americano" sotto la presidenza Reagan (film come Rambo, Platoon ecc.).
di un gruppo di amici (entrambi riti di passaggio all'età adulta che prevedono un giuramento e un impegno verso il prossimo), è il tema della prima parte del film che offre al regista la possibilità di descrivere la vita di una piccola comunità, ritmata dal lavoro in fabbrica, dalle partite di biliardo, dalle battute di caccia. La descrizione di uno "stato di innocenza" è di per sé motivo della sua perdita, e la goccia di vino sul corpetto della sposa è la prima macchia del sangue che sarà versato dai protagonisti.
braccata e terrorizzata come lui in guerra). Cimino: "Per me era un modo per shoccare lo spettatore, al punto da rimuovere il blocco su questa guerra che, per tanto tempo, ha persistito. ... La roulette russa non è una metafora del suicidio di una nazione, è un mezzo per drammatizzare l'elemento casuale che sussiste in qualsiasi guerra. Non c'è motivo perché muoia un uomo piuttosto di un altro. Ho voluto comprimere l'esperienza quotidiana del combattimento e quest'attesa permanente della morte, quest'impossibilità di calcolare le probabilità di sopravvivenza... un anno d'incertezza di un soldato al fronte, che attende ogni minuto che una bomba gli scoppi vicino."
lasciato in Vietnam; condivide l'amore di Linda (Meryl Streep) fino a sostituirsi a lui per ricominciare una nuova vita dopo la tragedia. Si potrebbe vedere in Nick l'alter ego, il fantasma della giovinezza, il lato oscuro, il rimosso di Michael che riaffiora e che necessariamente deve essere affrontato e annientato. Una sfida allo specchio, un omicidio-suicidio compiuto "per amore" (come dice a Nick lo stesso Michael), per poter ricominciare da capo. Ed è infatti con il funerale di Nick che tutta la comunità si ritrova riunita, con i suoi nuovi equilibri sentimentali, a leccarsi le ferite.
personaggi concorrano a formare un tutt'uno narrativo, attraverso l'uso del dolly a scendere da quello a questi), si distacca del tutto dai suoi personaggi senza contraddirli o disprezzarli e li lascia agire, assecondando le loro psicologie, le contraddizioni che li salvano dal divenire pure allegorie: "Quando le persone in un momento di crisi o di stress, si rivolgono automaticamente verso cose familiari e quando, nell'incapacità di esprimere la loro tristezza, ritrovano qualcosa che avevano imparato a memoria nell'infanzia, non c'è da parte mia alcuna ironia intenzionale. ... Il canto, anche se patetico, è un modo per affrontare un sentimento collettivo, soprattutto fra le classi di individui che non sono inclini a discussioni elaborate. Quando uno comincia, gli altri gli vanno dietro, confermando così l'amicizia che li lega, la fiducia che provano gli uni per gli altri" (Cimino). Come giustamente fa notare Masson nello stesso numero di Positif, non c'è niente di meno sciovinista di questa immagine di un patriottismo che non si eleva all'inno
se non nel dolore. "La conclusione del film indica anzi che, sospeso ogni giudizio storico o morale, si vuole soprattutto riconciliare gli americani con il periodo più buio della loro storia. ... Nel momento in cui i personaggi riconoscono in loro l'America, gli spettatori devono reciprocamente confessarsi che loro erano quell'America". Non è un caso che i protagonisti siano degli immigrati ucraini. Cimino descrive la loro volontà di essere riconosciuti americani, di essere assimilati, anche e soprattutto a prezzo del sangue che viene chiesto loro di versare (ingenuamente, ai loro occhi, la conferma di uno status). Ricordiamo la scena in cui Nick, interrogato sul suo nome russo dal medico dell'ospedale, risponde "No, è un nome americano". Questo forse si può biasimare a Cimino, di aver messo in scena una "America atemporale, ancora rurale e cristiana, malgrado la fabbrica, le imprecazioni e le sfide in automobile, e non l'America degli anni '60, convinta della sua emancipazione, sicura della sua potenza e poco preoccupata del suo mito" (Masson).
